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L'IMPORTANZA DELLA
FORMAZIONE NELLA PIANIFICAZIONE FISCALE INTERNAZIONALE
di
Giancarlo Cervino
CINFIS – Centre for International
Fiscal Studies
Premessa
Una statistica realizzata da alcuni
ricercatori americani ha rivelato che l’incremento di reddito
nel corso della carriera è pari al 18% annuo fra coloro, sia professionisti
sia dirigenti d’impresa, che hanno costantemente seguito corsi
di apprendimento e di aggiornamento specifici al proprio settore
per 15 anni di seguito. Sembra quindi che un programma di formazione
strutturato sia una delle migliori fonti di rendimento economico
personale, oltre che aziendale. L’internazionalizzazione dell’economia
e della società come lo sviluppo della rete delle reti, che permette
la diffusione quasi in tempo reale di qualsiasi informazione oltre
all’affermarsi di una lingua veicolare comune, ha portato non
solo alla globalizzazione della conoscenza ma soprattutto ad un’accelerazione
dei processi cognitivi che comincia a superare i nostri ritmi
biologici di apprendimento e sperimentazione. Anche perché, l’esperienza
che deriva dalla messa in pratica della conoscenza, ha anch’essa
bisogno di un tempo di maturazione che molte volte non è sufficientemente
lungo prima dell’affermarsi di un nuovo principio. Chi punta solo
sull’esperienza, poiché troppo occupato dal quotidiano e forte
del principio che “gli uomini e le cose non cambiano” o “si è
sempre fatto così”, commette un grave errore di valutazione perché
non tiene conto delle interdipendenze strutturali internazionali.
Un esempio fra i molteplici: l’introduzione dell’Euro ha spostato
le leve di controllo della politica monetaria dei singoli Stati
membri ad un organo centrale europeo che, non necessariamente,
rispetta i percorsi logico-decisionali seguiti in passato dalle
singole Banche Centrali nazionali. Quindi, un consulente che debba
fare dei calcoli economici sulla convenienza di un investimento
non può non tener conto di questo spostamento di equilibri e di
rimessa in mani diverse delle leve decisionali. Dovrebbe quindi,
non certo apprendere il tedesco e trasferirsi in Germania a seguire
da vicino i lavori della nuova istituzione, ma quanto meno, apprenderne
il funzionamento, analizzare i testi normativi di riferimento,
e, perché no, studiare i contesti nazionali di quei Paesi da cui
provengono gli uomini che al suo interno manovrano le leve di
comando o influenzano il processo decisionale. Il processo di
creazione della Banca Centrale Europea è durato quasi un trentennio,
ma pochi sono arrivati preparati al traguardo.
Le politiche
fiscali
In campo fiscale qualcuno potrebbe
obiettare che, nonostante gli sforzi comunitari, il controllo
è ancora decentrato e di competenza dei “palazzi” nazionali. Chi
è convinto di questo, dimentica che le grandi linee su quanto
debba essere il deficit o il debito, in pratica l’eccesso di spesa
sulle entrate viene anche questo definito a livello centralizzato
e costituisce un vincolo pesante sul legislatore fiscale. Inoltre,
l’internazionalizzazione degli scambi e delle società transnazionali,
per non parlare delle multinazionali, porta in grande evidenza
il problema dell’eliminazione della doppia imposizione, sia economica
che giuridica, dei redditi derivanti da queste tipologie di transazioni
che, in alcuni Paesi, quali il nostro, stanno, soprattutto in
alcuni distretti, diventando la parte preponderante dell’attività
economica locale. Chi pensa di poter trovare queste ed altre risposte
nelle istruzioni per la compilazione del Modello Unico annuale
parte già svantaggiato, ed ancora di più se si limitasse soltanto
a quelle, ignorando le rettifiche, risoluzioni, circolari e quant’altro
fa da corollario al modello di dichiarazione. E questo è paradossalmente
ancora più vero in un Paese come il nostro in cui non è ancora
possibile andare a chiedere una certezza risolutiva, tranne che
per alcune rare tematiche, all’Amministrazione fiscale, circa
le conseguenze fiscali di una determinata strategia. Paesi molto
più pragmatici hanno ben appreso la lezione, consentendo al contribuente
di avere una certezza almeno quadriennale che gli permetta di
traghettare attraverso il mare dell’incertezza legislativa e politica.
Questa possibilità non ha però fatto rilassare i professionisti,
ma li ha spinti a studiare delle soluzioni interpretative sempre
più innovative da proporre all’Amministrazione fiscale, la quale
ha creato al suo interno degli speciali gruppi di studio e lavoro
con il compito specifico di evitare eventuali abusi interpretativi
avanzati da qualche consulente un pò più preparato, aggressivo
e scaltro degli altri. I furbi o chi cerca di farlo spesso e volentieri,
sono sempre esistiti ed esisteranno sempre (non ci sono delle
scuole specifiche), al contrario di coloro che, con una solida
preparazione sui principi di base delle varie legislazioni, interne
ed internazionali (comprese quelle sopranazionali che, pur non
avendo necessariamente forza di legge, possono influenzare notevolmente
i singoli decisori nazionali), sono capaci di discutere e di argomentare
con una precisa logica economica un’interpretazione della norma
che possa sortire dei benefici specifici in termini di imposizione
ragionevole per il contribuente e gettito congruo per lo Stato
(vincoli di bilancio permettendo). La formazione in pianificazione
fiscale interna ed internazionale.
Ecco che un professionista o un
direttore amministrativo, all’imprenditore o alla direzione che
risolva la questione fiscale con un “meno paghiamo, meglio è”,
deve rispondere con delle argomentazioni in termini di strategie
non meramente contabili ma soprattutto imprenditoriali, che possono
implicare delle ristrutturazioni interne come pure, nei casi estremi,
delle delocalizzazioni operative. Per far questo, il professionista
non deve soltanto leggere i principali quotidiani economico finanziari
o visitare regolarmente i siti specializzati, ma prima di tutto
seguire una formazione di base su quali sono le, purtroppo sempre
più complesse, variabili operative dell’imposizione, e poi curare
costantemente un aggiornamento specializzato sui temi che più
particolarmente caratterizzano la sua realtà specifica. E questo
è ancora più vero quando si parla di pianificazione fiscale internazionale,
in cui l’offerta di formazione, se pur presenta una serie di prodotti
validi in Italia (senza bisogno di andare necessariamente in Olanda
o in Svizzera), non ha comunque quella diffusione e presa che
invece vanta in altri Paesi europei, e molto spesso viene liquidata
come inutile o non pertinente al lavoro quotidiano del professionista
italiano. E’ vero che abbiamo molte volte un eccesso di offerta
di tipo “accademico” (molto teorica), come pure una moltitudine
di presentazioni-cocktails dove si va a far quattro chiacchiere
e bere un bicchiere (spesso il venerdì pomeriggio per terminare
prima la settimana), e poche invece che riguardano il lato pratico
ed applicativo dei principali concetti coinvolti con un’analisi
dei risvolti economici concreti sull’impresa che li mette in opera,
ma ciò non deve scoraggiare, soprattutto i giovani, dalla ricerca
di formazione in un campo che è già oggi il nostro futuro e di
cui molte volte non ci si rende pienamente conto.
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